IL “TERZO TEMPO” DEL BUSINESS ENGLISH: LE COMUNICAZIONI FUORI DALLA SALA RIUNIONI
Sono le 19:30, il kick-off meeting a Edinburgo è stato un successo e ora il team si sposta al ristorante.
Niente più slide da presentare, niente più inglese formale: serve la lingua delle relazioni.

Sala riunioni vs. momenti conviviali: cosa cambia davvero
Quando ti trovi in una sala riunioni hai un ordine del giorno da seguire, un ruolo definito e spesso anche un copione preciso fatto di slide e punti chiave da enfatizzare.
Fuori dalla sala riunioni, tutte queste certezze vengono meno. Che si tratti di una cena, di un taxi condiviso o di un’attesa in aeroporto, sono contesti ibridi: professionali nella sostanza, informali nell’aspetto.
Pur sembrando momenti di svago extralavorativi, sono in realtà occasioni strategiche per consolidare fiducia relazionale e opportunità di business. È quindi fondamentale saper gestire (e talvolta guidare) la conversazione senza lasciarsi sopraffare dalla tipica “ansia da prestazione” linguistica che spesso si genera fuori dal perimetro protetto dell’ufficio.
In queste situazioni è facile non sentirsi a proprio agio. Anche con un buon livello di inglese, il registro cambia e gli strumenti con cui siamo abituati a lavorare ogni giorno – frasi da meeting, lessico di progetto e strutture tipicamente business – non sempre si adattano al contesto.
Gestire questi momenti con la stessa efficacia con cui si gestisce una riunione formale è una vera e propria competenza operativa.
Comunicazione logistica: rimanere in controllo on the move
Taxi da condividere, gate da raggiungere, prenotazioni da confermare, programmi da rivedere all’ultimo minuto. In questi momenti il vero rischio non è sbagliare una parola, ma apparire disorientati o lasciare che siano sempre gli altri a prendere l’iniziativa.
Un professionista che gestisce con efficienza gli aspetti logistici trasmette sicurezza anche con poche frasi ben scelte, soprattutto quando siamo noi a ospitare colleghi stranieri in Italia. Ecco alcune formule operative che funzionano:
- Let’s share a cab – I’ll sort it out. (per coordinare il trasporto)
- We’re running a bit behind. I’ll let the restaurant know. (per gestire i ritardi senza creare ansia)
- The gate’s changed. Follow me, it’s not far. (per guidare il gruppo senza sembrare rigidi)
Cosa serve davvero? Frasi brevi, verbi attivi, tono assertivo e meno formalità rispetto alle situazioni puramente business.
Non dimenticare che la comunicazione logistica include anche la gestione degli imprevisti. Ne abbiamo parlato nel precedente articolo della serie: Come comunicare un imprevisto in inglese senza perdere il controllo. Puoi leggerlo qui.

Small talk avanzato: guidare senza interrogare
La conversazione informale in inglese è una questione di ritmo e di direzione.
L’errore più comune è trasformare lo small talk in un interrogatorio:
domanda → risposta monosillabica → pausa imbarazzante → nuova domanda.
Il risultato è una conversazione che si regge (a malapena) sullo sforzo di una sola persona.
La tecnica più efficace prevede apertura + aggancio personale: proponi un tema e aggiungi subito un elemento che ti riguarda in prima persona, lasciando all’interlocutore lo spazio per intervenire.
- I haven’t been to Edinburgh for a few years – the last time I was there was for a trade fair. Do you know it well?
- It’s been a long day, but a productive one. Are these kick-offs usually face-to-face, or do you tend to run them remotely?
Questo tipo di scambio costruisce relazione senza risultare forzato e spesso apre conversazioni utili anche sul piano professionale.
Trovi altri spunti su questo tema nell’articolo del blog dedicato: Small talk al lavoro: 5 tipici errori italiani e come evitarli.

Attenzione ai calchi dall’italiano!
Nei contesti informali possono emergere errori e calchi che in sala riunioni tendono a non comparire, perché la struttura formale li “maschera”. Fuori da quella cornice rigida e rassicurante, invece, diventano più evidenti e possono influenzare la percezione di chi ti ascolta.
Alcuni esempi:
❌ I wait you outside.
✅ I’m waiting for you outside. / I’ll meet you outside.
In inglese il verbo wait richiede sempre la preposizione for quando ha un oggetto: I’m waiting for you. In alternativa, in contesti logistici, è più naturale usare formule come I’ll meet you outside o I’ll see you outside.
❌ Good appetite!
✅ Meglio non dire nulla, oppure optare per: Enjoy! / Enjoy your meal!
In un contesto internazionale (soprattutto anglosassone), augurare “buon appetito” non è comune quanto in italiano e, nella conversazione quotidiana, può risultare poco spontaneo. Per questo è preferibile non dire nulla. L’unica espressione realmente naturale, se proprio necessaria, è Enjoy!

Online si trovano milioni di occorrenze dell’espressione Good appetite. Perché?
In molti casi si tratta di traduzioni letterali da altre lingue; in altri, good appetite viene usato come sostantivo (es. She has a good appetite = Ha un buon appetito). In altri ancora compare in materiali didattici, blog e dizionari bilingue che discutono proprio questa espressione.
Insomma, anche se online è ovunque, meglio evitarla nella produzione spontanea. 😉
❌ We are in five.
✅ There are five of us.
La costruzione italiana “siamo in cinque” non può essere tradotta letteralmente: risulterebbe innaturale e, in alcuni casi, addirittura incomprensibile. La formula corretta è There are five of us – oppure, in un contesto pratico come al ristorante: A table for five, please.
Attenzione, infine, all’uso di un linguaggio eccessivamente formale per azioni semplici. Un esempio:
❌ We will execute the transfer to the restaurant.
✅ Let’s head to the restaurant. / Shall we make a move?
In situazioni informali o sociali, un registro troppo formale tende a creare distanza e a ridurre la naturalezza dello scambio.

La settimana dedicata al “Terzo Tempo” del Business English continua su Instagram, con altri calchi ed errori tipicamente italiani da evitare nei contesti più informali. Seguici subito cliccando QUI!
Seguici sui nostri canali social:
